Le pittule sono uno dei sapori più autentici della cucina salentina. Le trovate facilmente nei ristoranti, nelle osterie e nelle trattorie del Salento, spesso servite come antipasto caldo, insieme ad altri piatti tipici della tradizione locale.

Ciotola di terracotta piena di pittule salentine dorate e fritte
Le pittule appena fritte, dorate e fumanti.

«Solo pasta cresciuta»

In fondo, come si dice da queste parti, sono «solo pasta cresciuta»: un impasto semplice, morbido, lasciato lievitare e poi fritto in olio caldo. Ma proprio da questa semplicità nasce la loro forza. Le pittule salentine fritte fatte con pasta lievitata raccontano una cucina povera, familiare, essenziale, capace di trasformare pochi ingredienti in qualcosa di irresistibile.

Le mille varianti, dalla pizzaiola al baccalà

La versione più diffusa è quella alla pizzaiola, con pomodoro, capperi, olive o altri profumi mediterranei. Ma nelle case salentine le varianti sono tante: ci sono le pittule con le rape tipiche della tradizione salentina, quelle con il baccalà, quelle con le verdure amare e quelle preparate nei giorni di festa, quando friggere diventa quasi un rito collettivo.

La mia preferita: pittule bianche

Personalmente, le preferisco semplici, bianche. Le trovo perfette così: dorate fuori, morbide dentro, neutre abbastanza da accompagnare i formaggi del territorio, ma saporite quanto basta per essere mangiate anche da sole, una dopo l’altra.

Ricordi di famiglia, tra nonno e nonna

Pensare alle pittule mi sblocca tanti ricordi. Mio nonno le amava dolci e le mangiava con il miele. Mia nonna, invece, riusciva a farle perfettamente tonde: piccole sfere dorate, tutte uguali, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Quando ci provavo io, con lo stesso impasto, lo stesso olio e il suo sguardo attento addosso, venivano fuori tutte storte, bitorzolute, impossibili da salvare esteticamente. Buone, forse. Belle, mai.

Ed è anche questo il bello delle pittule salentine della cucina povera tradizionale: non sono un piatto costruito per essere perfetto, ma per essere condiviso. Sanno di casa, di mani infarinate, di olio che frigge, di nonne che non misurano nulla e non sbagliano mai.

Un piatto di famiglia

La cucina salentina sa di famiglia. E le pittule, più di tanti altri piatti, riescono a raccontarlo senza bisogno di troppe parole.

Per il resto della tavola salentina, dalla frisa al purpu alla pignata, c’è la nostra guida a cosa mangiare nel Salento; e se il rito goloso vi ha aperto l’appetito fin dal mattino, ne parliamo nel racconto della colazione in Salento.

Domande frequenti

Cosa sono le pittule salentine?

Sono un impasto semplice e morbido, lasciato lievitare e poi fritto in olio caldo: da queste parti si dice che siano “solo pasta cresciuta”. Raccontano una cucina povera, familiare ed essenziale, capace di trasformare pochi ingredienti in qualcosa di irresistibile.

Quali sono le varianti delle pittule?

La versione più diffusa è quella alla pizzaiola, con pomodoro, capperi e olive. Nelle case salentine si trovano anche le pittule con le rape, quelle con il baccalà, quelle con le verdure amare e, nei giorni di festa, anche le versioni dolci.

Dove si mangiano le pittule nel Salento?

Si trovano facilmente nei ristoranti, nelle osterie e nelle trattorie del Salento, spesso servite come antipasto caldo insieme ad altri piatti della tradizione locale.

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